Raggiungere lo “step successivo” di Miyamoto

Quello che segue è nato come un commento che stavo per pubblicare sul gruppo Facebook di Nintendo la rivista ufficiale. Notando però la natura complessa del discorso ho deciso di scriverci una riflessione/articolo:

Prima di poter procedere è necessario leggere Il commento completo su quello che Miyamoto ha avuto da dire sui gamer “passivi”:

“[Queste sono] il tipo di persone che, per esempio, vorrebbero guardare un film. Potrebbero voler andare a Dinseyland”.

“La loro attitudine è: ‘okay, io sono il cliente. Tu dovresti intrattenermi.’ Prendendo il tutto con una sorta di attitudine passiva, e per me si tratta di una cosa abbastanza patetica. Non hanno idea di quanto possa essere interessante spostarsi di un passo avanti e tentare di mettersi alla prova [con giochi più avanzati].”

Mi chiedo quanti giocatori “credono” di aver raggiunto quel gradino successivo di cui parla Miyamoto rispetto a quelli che lo hanno raggiunto veramente. Premettendo che TUTTI possiamo arrivarci con un minimo di impegno, mi permetto di fare un blando esempio basato sulla mia esperienza da Pro Smasher:

Mi trovo completamente d’accordo sulla dichiarazione di Miyamoto sopratutto su questa parte:

Non hanno idea di quanto possa essere interessante spostarsi di un passo avanti e tentare di mettersi alla prova [con giochi più avanzati].”

Io, so per certo di trovarmi in questa nicchia (parlando sempre di Smash) grazie a tutto il sudore che ho versato per raggiungere il mio livello ma anche grazie alla possibilità che ho di mettermi a confronto con alcuni dei best smashers in giro (video, match offline, tornei ecc). Non avessi conosciuto l’aspetto competitivo del gioco (lo step successivo che cita Miyamoto) sarei rimasto una persona in grado di paragonarsi “solo” al proprio gruppo di amici casual.

Con il termine casual in questo caso non intendo il semplice giocatore occasionale, bensì colui che, anche se sicuramente “hardcore gamer” nell’animo e in grado mantenere un livello più alto del “player medio”, effettivamente presenta un divario quasi impercettibile tra se stesso e il giocatore occasionale.

Lo dico perchè non si tratta di una favola; è esattamente quello che mi ha portato a rimanere un così detto “Scrub” per molti molti anni (si lo so, cito spesso questa figura). Il giocare insistentemente “solo” per poter battere i miei fidati compagni di gioco, mi ha portato a raggiungere il mio scopo di essere incoronato “re dello smash” nel nostro piccolo, ma mi ha anche causato di credere di aver raggiunto il famoso apice di abilità a causa di una mancanza di confronto. Eventualmente accostato ad con una realtà “sconvolgente” rispetto alla mia (i.e. Smash Competitivo/For Glory), la prima reazione è stata un completo rifiuto di essa. Al tempo, probabilmente a causa dello “shock” subito (aver “perso” la corona), non volevo ammettere di essermi visto crollare il mondo addosso, di conseguenza predicavo a favore di un inutile caccia alla strega con classici del tipo: “il gioco è snaturato”, “smash non è stato concepito per essere giocato in questo modo”, “così il gioco non è divertente” e così via. 

In ogni caso, onde evitare di trasformare questa riflessione in una “bibbia” non andrò a ribattere su questo tipo di affermazioni, sappiate però, che potete farvi un’idea sul perchè vengono fatte certe scelte quando si parla di gioco competitivo (i.e. For Glory) attraverso le mie “Intronduzioni al For Glory”([Mentalità], [Attrezzatura], [Allenamento], [I primi tornei]).

Personalmente rispetto profondamente coloro che, anche se distanti o semplicemente non interessati al [For Glory], cercano di capire il nostro punto di vista senza chiudersi in se stessi. Gioisco sopratutto quando anche questi elementi decidono di unirsi alla grande famiglia che è diventata Super Smash Bros Italia. Come dico sempre:

Non esiste motivo per cui dovremmo creare delle “caste” tra smasher, ci giochiamo tutti per divertirci, anche se in maniera diversa. 

OT: Difatti a mio parere, l’aspetto migliore di Smash rispetto ai classici picchiaduro (tralasciando la maniacale cura nei dettagli, il fan-service e la natura barocca dei contenuti), è che ci permette di scegliere (tra lo smisurato numero di opzioni) come giocarlo; portandolo quindi ad avere un’estensione tale di smasher e tipi di giocatori, da poter vedere il casual più disinteressato gioire e sorridere con il pro-player più accanito.

Tornando al nostro discorso, cito un passaggio del libro “Play to Win“: 

…è stato un importante momento nella vita di quello scrub. Avrebbe potuto ignorare le sue sconfitte e continuare a vivere nella sua prigione mentale, oppure, analizzare perchè aveva perso, “strappare” le sue regole, e raggiungere il successivo livello di gioco.

Fortunatamente è esattamente ciò che mi è successo, e sono entrato in un fantastico mondo di: gampleplay di alto livello, competizione ma sopratutto forti legami di amicizia. Paradossalmente, dal momento della mia “evoluzione” ho sempre giocato con in testa lo stesse parole espresse da Miyamoto in questi giorni.

Non intendo assolutamente sottintendere che ogni gioco che compriamo debba essere fulcro maniacale della nostra curiosità e competitività, ma, prendendo come esempio la dichiarazione del creatore di Mario, non sarebbe forse molto più interessante (e acculturante) se prendendo in mano un gioco nuovo ci informassimo meglio sulle sue possibilità tecniche di alto livello? Magari, senza poi andare necessariamente a metterci mano; sicuramente però, un azione del genere ci renderebbe consapevoli delle nostre possibilità e di quelle altrui, eliminando dall’equazione il classico “rifiuto da shock” o “l’auto-incoronazione”.

Basandomi sulla mia esperienza potrei fare esempi con i vari Mario Kart dato non mi sono mai “messo sotto” con questo gioco, ma mi sono sempre tenuto informato aggirandomi (anonimamente) sui vari forum e co. giusto per avere un’idea di come funzionano certe cose e del perchè si utilizzano.

Tutto ciò mi ha permesso di:

  • essere consapevole del mio livello
  • essere consapevole del gap tra me e i veri pro
  • essere consapevole di ulteriori possibilità di gameplay casomai decidessi di scavalcare il famoso gradino
  • sapere a chi rivolgermi nel caso
  • essere più sereno durante le competizioni (a cui partecipo For Fun)
  • Divertirmi di più anche prendendole di santa ragione essendo in grado di comprendere meglio “perchè perdo”

Insomma in poche parole, convivo più serenamente con me stesso e con i miei rivali (e mi diverto di più). Credo fermamente che vedere più spesso atteggiamenti simili e creare dei player “più informati”potrebbe essere un bene comune a favore di tutti così da creare eventualmente community più affiatate ed unite (per quanto il tutto possa sembrare utopico).

Voi cosa ne pensate di questa mia interpretazione delle parole di Shigeru? 

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